La Fitocosmesi e Cosmetica Naturale

12/01/2016

La fitocosmesi è quel ramo della cosmesi che utilizza principi attivi estratti da vegetali.  Il termine  deriva da Kosmèsis (adornare) e Phyto (pianta) e viene usato per indicare l’utilizzo predominante e preferenziale di derivati vegetali nei prodotti cosmetici L’origine della fitocosmesi è antichissima, si può dire che sia nata con lo sviluppo delle civiltà storiche. 

Le tradizioni popolari ci tramandano  un utilizzo  diffuso di preparati a base di piante officinali, che spesso si confonde con le preparazioni curative (fitoterapia). Si trattava di preparazioni semplici e quasi sempre estemporanee  utilizzate a livello popolare con un alone di magia, ma già simili concettualmente, ai prodotti di oggi. 

 

Alla fine degli anni ’40 la fitocosmesi iniziò un nuovo sviluppo che oggi ne fa la via cosmetica maggiormente percorsa e sempre più arricchita di nuove ricerche e possibilità. Subito dopo  nacque il concetto di cosmesi naturale che  affianca alla fitocosmesi (che si riferisce più specificatamente ai principi attivi) anche  eccipienti, oli attivi, conservanti ed oli essenziali per dare coerenza di naturalità a tutto il preparato cosmetico.

 

 La ragione principale di questo recente sviluppo sta nel  miglioramento delle prestazioni del prodotto cosmetico naturale rispetto al prodotto cosmetico tradizionale. Questo nuovo scenario è dovuto in gran parte alla possibilità di utilizzare materie prime e principi attivi definiti natural-derivati nei quali la parte naturale della molecola ha un’importanza primaria nella funzionalità del prodotto. Nel caso di utilizzo di materie prime naturali in senso stretto, il problema è molto più complesso.

Il termine “naturale” infatti  è un termine che piace sempre più a chi è vicino al mondo della natura, del semplice, dell’incontaminato. Non sempre però tutto quello che viene dichiarato naturale è realmente tale. Oggi ci si avvicina al concetto di “cosmetico vegetale integrale” impiegando emulsionanti di derivazione vegetale, oli essenziali per la profumazione, coloranti vegetali, sino ad arrivare all’uso di inibitori di crescita di provenienza vegetale al posto dei conservanti di sintesi. 

C’è, tuttavia, difficoltà di progettazione di un prodotto cosmetico che sia interamente vegetale ad eccezione di oli per la pelle (olio di mandorle), acque distillate aromatiche (acqua di rose, di fiori d’arancio), unguenti a base di burri (unguento per il corpo a base di cacao e carota, burro di karitè per massaggi al viso) e cere vegetali (cera carnauba, cera jojoba)‏.

Esiste infatti una certa graduatoria della naturalità delle materie prime cosmetiche, in quanto, anche se venduti in erboristeria, non si può parlare di prodotti completamente naturali o vegetali.

Si fanno quindi 3 distinzioni sulla  naturalità delle materie prime in cosmetica:
1) sostanze estratte da vegetali,  o minerali senza che sia stata apportata alcuna modifica chimica ed estratta soltanto con mezzi fisici ( olio di cocco)

2) derivati naturali in cui le modifiche sono di lieve entità senza ridurre la naturalità del prodotto (olio di cocco idrogenato).

3) Quando intervengono processi chimici sulle sostanze, in questo caso i composti che si ottengono sono considerati “ottenuti da sostanze naturali” (acido grasso + proteine= lipoderivato).

I prodotti che provengono da processi chimici e che prendono origine da sostanze a loro volta ottenute per sintesi, sono definiti composti sintetici. La cosmetologia moderna insegue sicuramente la naturalità, non bisogna dimenticare però che “sintetico” non significa “tossico” e che “naturale” non significa “innocuo”, al contrario, alcune piante possono contenere veleni e la stessa sostanza funzionale può essere dannosa per l’organismo se impiegata erroneamente.
E’ compito quindi del cosmetologo moderno di garantire i consumatori che non sono state impiegate sostanze potenzialmente rischiose per la loro salute e per la tutela dell’ambiente. 

 
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